Il nome ha un doppio significato. Nell'organizzazione del lavoro, con il metodo Getting Things Done di David Allen, indica la regola di fare subito ciò che richiede meno di due minuti. Nelle abitudini, nella versione resa popolare da James Clear con il libro Atomic Habits (2018), indica invece la riduzione del gesto a un'azione minima, un'idea affine al metodo Tiny Habits di BJ Fogg.
Esempio: vuoi studiare ogni sera ma arrivi stanco. La versione da due minuti è aprire il manuale e leggere un paragrafo. Se poi vai avanti, bene; se no, hai comunque segnato il giorno.
La regola funziona perché abbassa la motivazione necessaria per iniziare. Non è però un metodo completo: se resti per sempre a due minuti, l'abitudine rimane simbolica. La quantità va alzata con calma.
Vedi anche le voci tiny habits e habit stacking.
Un'ultima precisazione sul nome: i due minuti sono un'indicazione, non un cronometro. Se la versione piccola ti prende tre minuti ma resta facilissima, va benissimo. Se invece ti sembra già una fatica, riducila ancora, finché dire di sì diventa quasi automatico anche nelle sere storte.