Il termine indica sia il gesto pratico, cioè barrare le caselle su un calendario, sia il principio psicologico che lo sostiene: più la serie è lunga, più pesa l'idea di perderla. Spesso lo si collega all'avversione alla perdita, descritta da Kahneman e Tversky nel 1979: le perdite pesano più dei guadagni equivalenti.
Un esempio: scegli di leggere dieci pagine ogni sera. Dopo dodici sere hai dodici croci sul calendario della cucina; alla tredicesima sera, anche stanco, apri il libro, perché non vuoi lasciare un buco.
Il limite è noto. Quando la catena si spezza, c'è chi ricomincia da zero e chi molla del tutto. Per questo molte versioni moderne prevedono giorni di pausa dichiarati o la regola di non saltare due volte di fila. Una catena rigida è motivante finché va bene; una catena che perdona è più adatta alle settimane storte.
Su carta lo trovi nel calendario non spezzare la catena da stampare; la sua storia è nella voce metodo Seinfeld.
Un consiglio pratico per iniziare: scrivi sul calendario anche la regola di ripartenza, per esempio «se salto un giorno, il giorno dopo faccio la versione minima». Averla scritta prima toglie la discussione con te stesso proprio nel momento in cui sei più incline a mollare.