Maltz era un chirurgo plastico americano. Nel suo libro del 1960 scrisse che i pazienti impiegavano almeno 21 giorni per abituarsi al nuovo aspetto. Il dato fu ripreso da altri autori, che lo trasformarono in una regola generale sulle abitudini, di solito senza ricordare la fonte.
La ricerca ha dato risposte diverse. Nel 2010 Lally e colleghi hanno misurato una mediana di 66 giorni per rendere automatica un'azione semplice, con una forbice da 18 a 254. I 21 giorni, quindi, sono più un tempo di prova che di arrivo.
Usare una sfida di 21 giorni non è sbagliato: tre settimane sono un periodo breve, comodo da pianificare, per esempio per la ripartenza di settembre. Il mito nasce quando si pensa che il giorno 22 la fatica sparisca. Non è così: dopo il ventunesimo giorno conviene tenere lo stesso minimo e rivalutare più avanti.
Vedi anche la regola dei 66 giorni e la domanda «La regola dei 21 giorni funziona davvero?».
Quando senti citare i 21 giorni, chiediti da dove viene il numero e di quale comportamento si parla. Un esercizio da cinque minuti e un cambiamento radicale della giornata non hanno gli stessi tempi, e nessuna regola uguale per tutti può valere per entrambi.